CHATEAU ROCHER CORBIN

La denominazione “Montagne-Saint-Émilion”, ovvero l’entroterra collinare dell’omonima città, ha più di una sorpresa in serbo per il visitatore. La strada che ci arriva, la Dipartimentale 122, propone da entrambi i lati panorami da stampa dell’Ottocento; dietro muretti a secco, si stendono i vigneti. Tra i suddetti muri, colonne, fienili, pietre miliari, torri e sporadiche residenze, è la pietra a regnare ovunque. Lo Château in questione, sette km a nord di Saint-Émilion, è più un gruppo di edifici rurali che un castello; li si riconosce lungo la via per le porte e le finestre di un brillante colore verde acqua. È il laboratorio di Philippe Durand, che qui crea e imbottiglia alcuni indiscussi riferimenti della denominazione. Gli oltre dieci ettari di vigna, interamente inerbiti, circondano la cantina a corpo unico; l’età media delle viti è molto rilevante, le fermentazioni sempre spontanee e i regimi agricoli sostenibili da decenni.

Il metodo

In vigna, il Merlot conta per oltre l’80%, il resto è spartito tra i due Cabernet; oltre il 15% delle piante ha più di 80 anni, e resiste un “plot” di Merlot di epoca prefillosserica. Si fermenta spontaneamente in cemento dopo diraspatura completa; sporadicamente si ricorre all’acciaio. Le maturazioni in barrique (nuove per metà) durano dai 12 ai 15 mesi; si aggiunge solforosa “per onor di firma” e neppure sempre – i 2017 ad esempio sono stati imbottigliati senza. I vini, dai colori compatti ma luminosi, sono esplosioni di frutto, screziati da dettagli floreali, speziati (tipica la polvere di cacao) e minerali: rossi sontuosi senza risultare pesanti o dimostrativi, irrorati di freschezza.